La Disubbidiente - UNICORN

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Gianfranco Pereno
LA DISUBBIDIENTE
La trilogia del mistero
“Trilogia del mistero”, tre thriller che pur raccontando storie completamente diverse tra loro, grazie a personaggi  ricorrenti permettono di gettare uno sguardo sul mistero e sul soprannaturale.
Con il primo romanzo della trilogia, “La tela del diavolo”, l’autore ci porta a incontrare il mondo inquietante della Magia, dove anche se chiaramente dichiara di intenderla come forma superiore di conoscenza, cui corrisponde una concezione del mondo retto da forze spirituali, rimane pur sempre nell’alone dell’arcano, dove inaspettate incursioni nel modo della meccanica quantistica e nelle teorie dei viaggi nel tempo, portano il lettore a inoltrarsi nei misteri che da sempre circondano l’umanità. Streghe, demoni, draghi, si mescolano ad assassini seriali e a scienziati disillusi, in un caleidoscopico susseguirsi di colpi di scena dove ogni volta l’idea che il lettore che si è fatto della trama, viene sovvertita dal racconto stesso.
Con “ La disubbidiente”, il lettore è, assieme ai personaggi ricorrenti della trilogia, già immerso nel mondo del paranormale; per cui non avendo bisogno di nuovi approcci verso l’inconsueto, viaggia in libertà tra universi paralleli, seguendo un esperimento scientifico ideato in un futuro talmente reale da lasciare decisamente perplessi.
“Ombre senza tempo” invece, sposta il misterioso verso un piano più personale, sfiorando il campo dell’inconscio e della pazzia, riportando però, per paradosso, i personaggi verso la normalità del quotidiano, lasciando che le loro esperienze e avventure finiscano tra le braccia dei ricordi, in bilico tra sogno e realtà.
Ritorna l’ex capitano dei Carabinieri Marco Redaelli.
L’antieroe, che si è fatto amare nella “La tela del diavolo”, si ritrova coinvolto suo malgrado in un caso dove oscure atmosfere medioevali si mescolano con un incredibile progetto scientifico.
Un susseguirsi di eventi che ruotano attorno ad una strana indagine in cui sono coinvolte bambine che sembrano essere comparse dal nulla e dove la morte ha l’aspetto conturbante di un’assassina spietata che adora essere nuda quando uccide.
Un romanzo che apre scenari inquietanti sulla stessa Genesi e dove le risposte sembrano essere ancora più sconvolgenti delle domande.
Prologo
Milano, 16 giugno 2007.
    <<... ed è proprio in conformità alle iniziative già intraprese che sono giunta alla decisione di affiancare alla Commissione per le Adozioni Internazionali, che come ben sapete è un organismo che ha sede presso la nostra Presidenza del Consiglio dei Ministri, una nuova associazione: l’ANTARES.
Nonostante sia semplicemente una ONLUS, gli sarà accordata una completa autonomia e verrà considerata a tutti gli effetti paritaria alla C.A.I.
Come molti di voi sapranno, questa associazione è stata recentemente costituita da persone che hanno già percorso in prima persona l'intricato iter delle Adozioni Internazionali e che quindi sono a conoscenza diretta delle varie problematicità che sussistono in questo campo.
Inoltre molti di loro sono avvocati specializzati nei settori che vengono abitualmente coinvolti.
Il mio augurio è che la scelta del nome di una stella luminosissima com’è ANTARES, sia veramente a guida per un maggiore e più attento lavoro nel delicato campo delle adozioni… >>
    Il ministro delle pari opportunità, Nicoletta Orsini, stava parlando da circa mezz’ora dal palco di quello che era considerato dalla maggioranza degli addetti ai lavori, il più importante convegno annuale sulle Adozioni Internazionali.
L’intera platea tratteneva il respiro.
Si era intuito, sin dalle prime frasi del suo intervento, che il ministro era determinato a portare avanti idee innovative di cui era palesemente convinto.
Non trattandosi quindi di una scontata cantilena pro-elezioni, era il segnale che qualcosa d’importante si stava muovendo in quel vasto mondo che coinvolgeva a vario titolo il Ministero stesso e i suoi organi di controllo, una moltitudine di Enti Autorizzati e decine di Paesi cointeressati.
Per non parlare poi di una moltitudine di orfanotrofi sparsi per il pianeta.
A vederlo con gli occhi dei sentimenti, un mondo dove si mescolano indistintamente disperazione e speranza, impegno e altruismo, miseria e benessere.
Con un altro sguardo: un bel mucchio di soldi!
<<Quella vacca!!>>
L’esclamazione, trattenuta tra i denti da Emilia Rossetto, non stupì per nulla la donna che le stava accanto.
Qualunque cosa questa avesse udito o visto fare dalla sua presidentessa, non ne avrebbe minimamente intaccata l’imperturbabilità.
Emilia Rossetto era ufficialmente il massimo dirigente della NAOS, uno dei più grandi Enti autorizzati a operare nell’area delle adozioni internazionali, con sedi prestigiose situate nelle più importanti città europee.
La donna era stimata sia per l’indiscussa professionalità dimostrata in tanti anni di attività, sia per l'immagine rassicurante e materna che sapeva esibire pubblicamente, elementi che contribuivano innegabilmente al successo generale dell’Ente stesso.
Poche persone erano però a conoscenza di come in realtà l’intera organizzazione fosse totalmente una sua creatura e che inoltre controllava con pugno di ferro altri cinque enti analoghi sparsi in vari continenti.
Emilia si voltò a osservare per un istante l’azzurro chiarissimo degli occhi della sua segretaria, prima di riportare la sua attenzione sul Ministro che, terminato il suo intervento, si spostava da un capannello all’altro certa del suo fascino mediterraneo.
<<Sai cosa fare!>>
La donna al suo fianco annuì leggermente prima di scomparire nel più assoluto silenzio.
Emilia rimase ancora per un istante pensierosa, poi puntò verso la sua preda.
<<Nicoletta carissima!>>
Il tono della sua voce, quando si trovò di fronte al Ministro, risuonò allegro e cordiale.
<<Bel discorso, finalmente un progetto chiaro e costruttivo. Sarò sempre dalla tua parte, lo sai! E da noi avrai in ogni momento il massimo della collaborazione.>>
I profondi occhi neri di Nicoletta Orsini furono attraversati da un rapido bagliore, mentre osservava imperturbabile la figura piccola e grassottella della presidentessa della NAOS.
<<Non ne dubito!>>
La risposta fu educata, ma mentre le labbra si modellarono in un sorriso, gli occhi rimasero seri.
Poi il ministro si allontanò con eleganza verso altri volti sorridenti.
Ignorando il freddo sguardo di Emilia Rossetto, puntato sulla sua nuca, la donna commise senza saperlo il suo ultimo errore.
    I telegiornali del mattino seguente aprirono con la notizia della morte del Ministro delle Pari Opportunità, Nicoletta Orsini, uccisa quella notte nella sua camera d’albergo.
Capitolo 1°
“Galatea”
    Nel grande cortile del convento, il sole estivo del primo pomeriggio era accecante.
Dopo pranzo le novizie avevano circa un’ora di tempo libero da poter dedicare ai loro svaghi e Giovanna stava giocando a palla mano con alcune scatenate ragazzine del primo anno.
Il suo carattere deciso, piacevolmente ammorbidito da un perenne sorriso, unito alla rara capacità di saper ascoltare, faceva di lei una delle Grandi Novizie maggiormente ricercate dalle bambine più piccole.
Quindi, quando fu distolta dal gioco dallo sguardo lampeggiante di Greta, che l’indusse a scusarsi con le sue piccole amiche per correre incontro alla compagna, si lasciò alle spalle un vivace coro di proteste.
Giovanna raggiunse l’amica in un angolo del cortile dove, sotto un ampio porticato che a fatica regalava un poco di refrigerio, era già seduta su un gradino di pietra un’altra ragazza.
Quest’ultima aveva un fisico minuto, una gran testa di riccioli neri ed era completamente assorta a leggere un grosso libro.
<<Che cos’è Margaret?>>
Domandò Greta con tono distratto.
<<La vita della sacerdotessa Lavinia!>>
Rispose seria la novizia, mentre chiudeva il libro e si soffermava a osservare lo svolazzante titolo inciso in oro sulla copertina di pelle rossa.
<<Una delle prime martiri!>>
Greta alzò le spalle sbuffando, poi si guardò attenta attorno e con aria da cospiratrice mormorò sottovoce:
<<Giochiamo a nascondino? Abbiamo ancora quasi due ore prima della lezione di teologia.>>
Sul viso di Margaret passò una lieve ombra di timore, subito rimpiazzata da una velata espressione sottomessa.
<<Dentro?>>
Aveva quasi quindici anni ed era la più adulta della classe, ma la figura delicata ed il suo carattere remissivo facevano di lei il bersaglio preferito delle canzonature delle compagne.
Giovanna si voltò preoccupata in direzione della panca su cui aveva lasciato appoggiato il suo leggero mantello estivo.
Per giocare in cortile era concesso toglierselo, ma sapeva bene che se l’avessero sorpresa all’interno del convento con addosso solamente la tunica senza maniche, avrebbe passato un bel guaio.
<<Nasconditi tu! Noi contiamo fino a cinquanta, poi ti veniamo a cercare!>>
La voce di Greta non ammetteva repliche.
I riccioli neri sparirono nell’ombra del porticato e Giovanna si ritrovò a osservare perplessa l’ambiguo sorriso che aleggiava sul volto dell’amica.
Al diavolo il mantello, pensò, se le avessero scoperte avrebbero avuto ben altro di cui farsi perdonare.
Le ragazze lanciarono nuovamente un rapido sguardo al cortile e solo dopo essersi accertate che le due sacerdotesse che avevano quel giorno il compito di controllarle stessero ancora chiacchierando sotto il fresco riparo della grande quercia, scomparvero a loro volta nella semioscurità.
Attraversarono silenziose l’ampio atrio che portava al tempio e, superata una grande porta intarsiata, imboccarono il corridoio che conduceva alle sacrestie.
A quell’ora, tutte le dieci grandi stanze che costituivano il complesso erano completamente deserte.
Le numerose funzioni religiose erano già state celebrate nella mattinata e che solo dopo cena le sacerdotesse vi sarebbero ritornate per preparare all’ultimo rito della giornata.
Le ragazze socchiusero con prudenza la pesante porta d’accesso.
Di fronte a loro, immersi nella penombra, vasti stanzoni comunicanti erano stracolmi di enormi armadi di legno scuro che ricoprivano interamente le pareti.
Alcuni erano profondi almeno un paio di metri.
Ovunque l’odore intenso dell’incenso.
Con una rapida occhiata d’intesa le ragazze s’inoltrarono con prudenza nelle prime stanze, poi, sicure di essere completamente sole, si diressero con passo sicuro verso la più lontana.
Era la camera più ampia, ma anche la più buia. Adibita ormai esclusivamente a ripostiglio aveva gli armadi che traboccavano di paramenti non più in uso.
Giovanna rabbrividì, guardò di sfuggita la sua compagna e dopo aver ricevuto un piccolo cenno d’intesa, iniziò a frugare sistematicamente la stanza.
Quasi gli sfuggì.
Raggomitolata sotto un’ampia stola di pesante broccato rosso, Margaret tratteneva il fiato e se non fosse stato per alcune ciocche di riccioli neri che spiccavano nitide sull’oro di un complicato ricamo, non l’avrebbe assolutamente notata.
Avvertì la presenza di Greta al suo fianco solo quando la compagna la sfiorò per infilarsi a sua volta dentro all’armadio e fu scossa da un altro tremito prima di accovacciarsi a sua volta accanto alle amiche.
Margaret aveva la testa rovesciata all’indietro e la bionda Greta sembrava volerle mangiare avidamente le labbra, mentre con la mano destra cercava di scoprirle impacciata il piccolo seno.
Giovanna accarezzò lentamente i riccioli sudati, poi la sua mano scivolò sicura sotto l’ampia gonna nera dell’amica, affascinata dal candore della coscia che si andava lentamente materializzando, centimetro dopo centimetro.
Sentendo Margaret ansimare, affondò con forza le dita e la sensazione di caldo umido che percepì sui polpastrelli rimbalzò violentemente nel suo ventre, facendole contrarre i muscoli.
La mano di Greta si affiancò inaspettatamente alla sua ed avvertì una leggera stretta, prima che essa si adeguasse con delicatezza al ritmo costante dei suoi movimenti.
Osservò nella penombra le ginocchia di Margaret distanziarsi a dismisura, per poi richiudersi improvvisamente in una morbida morsa per bloccare tenacemente le loro mani allacciate.
Non ebbe bisogno di controllare per sapere che, anche tra le sue cosce, vi era la stessa follia che scuoteva selvaggiamente l’amica.
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