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AUTORI
PARTECIPANTI


Cosetta Enzo
Mattia Camozzi


Lucia Ferro

Lucia Ferro
Antonella Ficotto


Gabriele Molin
Emanuele Vidal


Gholam Najafi

Lucia Ferro
Maurizio Nardin


Silvia Righetto
Francesca Principi


Lucia Ferro
Andrea Salvi


Nicole Santin

Lucia Ferro
Silvia Valentini

Concorso di Fotografia e Poesia  edizione 2015
 


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Attraverso il riflesso ci viene restituito qualcosa che sta attorno a noi e che spesso ci appartiene: luce, calore, suono, immagini. 
Ciò accade dopo che è stata colpita una superficie.
Se questa è un pensiero, rifletterà un’idea, un’emozione, un sogno. 

Un’impronta è anche un segno, una traccia, che ci racconta molto di più di ciò che è percepito in modo superficiale.
Nei regni della natura, riflesso e impronta raccontano la storia dell’Universo.

                                                                                                                                         Massimo Medoro

 

Prima Opera classificata
S.O.S-PESA H2O

Autori: Cosetta Enzo e Mattia Camozzi
 
  

    

La poesia trova un significativo riscontro con la foto che fa percepire la sospensione di H2O e i fili con cui sono intrecciate quelle gocce.

 

E’ l’ eco del valore riflesso nel vuoto

Perdersi nell’uni-verso:

io sono un cerch’io d’acqua.

Conservato è il destino nelle stelle come- te da raggiungere …

Dilemma, intrigante profondo, girotondo.

Gli occhi chiusi alla luce del giorno, ascolto

Il mio cuore

Ecco come si scatena la natura!!! Sono piena di sabbia formiche e foglie!!!

Se pur ci fossero parole non griderebbero più delle cicale su quest’albero!!!

State zitte! Sono forse io il nemico del vostro popolo?

All’improvviso il silenzio mi inghiotte, tre minuti di vuoto interiore:

non l’artefice ma consapevole io della sorte.

Cade con un tuffo il seme che tiro nell’acqua e il cerch’io si espande …

Mi con-centro:

disseta i miei pensieri acqua, ti desidero acqua, ti cerco in ogni dove acqua.

Perché tu sei mia madre …

Cammino sulle conchiglie rotte, pungenti, custoditi qui i segreti del tempo, nascosti.

Mi tuffo dove il seme è caduto, l’onda mi culla e mi trasforma,

dolcemente mi stringe fra le sue braccia:

perdersi nell’uni-verso e ritrovar-si nello specch’io d’acqua,

l’eco del valore riflesso è un cerch’io d’acqua …

fra le spoglie del tamarice selvatico nel cambiamento climatico avverrà

l’estinzione della mia specie.

Nell’amore e nel rispetto: io sono un cerch’io d’acqua

e respiro l’ossigeno delle foglie al vento.




Segnalazioni della Giuria
IL PASSO

Autori: Lucia Ferro, Antonella Ficotto

 

    
la poesia è breve e interessante, la foto fa il gioco del titolo “Il Passo”, indicando con le foglie una specie di punta di freccia.

 

La foglia d’autunno sorride,

felice del suo nuovo colore,

cantando si prende gioco

del buio che arriva,

e lancia l’anima

in volo

   molto,

   molto

  

   al di là  dell’inverno.




INTERTIDALE

Autori: Gabriele Molin, Emanuele Vidal


       
Il titolo della poesia, è sinonimo di mesolitorale, una zona del litorale che dipende dalle maree, in quanto emerge in condizioni di bassa marea e sommerge con l’alta marea. Il titolo, la poesia e la foto si connettono perfettamente.

 

Artigli sulla sabbia

Fondale in superficie

Riemerge l’eco stanco

Di vecchi pescatori

 

Chiamati dalla luna

Ciclicamente inermi

Racconti di laguna

Miliari Sassi incerti

 

Tra il cielo che si increspa

Tra il mare terso e piatto

è lì che sta il passato

è lì che sta il passato

 

Lo spirito degli avi

Scoperta e nascondiglio

A volte volge al cielo

A volte è solo un segno

 

Artiglio sulla sabbia

Fondali in superficie

Riemerge l’eco stanco

Di vecchi pescatori

 



Il MIO TEMPO

Autore dell’opera: Gholam Najafi
 

 

La poesia parla della paura, del dolore, dell'incertezza . . . giustamente prendendo dalla sua vita, ma la foto mostra un villaggio tranquillo in mezzo ai monti. No! Nella foto non traspaiono i sentimenti espressi nei versi, l’unico legame con la poesia è la terra che essa rappresenta, cioè uno scorcio di paesaggio afghano. Conoscendo l’autore, vedo comunque una grande attinenza (che non interessa il concorso) con l’esperienza terribile fatta da un bambino di una guerra temuta e subita. La calma quasi bucolica del paesaggio è in netto contrasto con il tumulto di sentimenti che scuote il bambino; in tal caso, se il contrasto, anziché l’attinenza, fosse l’elemento da valutare, il voto sarebbe 10.

 

La montagna era piena di lampi,

vedevo bambini nella grotta.

Perché i bambini si nascondevano?

Lupo, sciacallo e uomini insieme nelle grotte.

Nel cielo non si vedevano più stelle,

fumo delle armi copriva le stelle.

Sangue. Lacrime. La nuvola sempre più nera.

Mia madre diceva zitto zitto!

 

Il tuono si prolunga nella sera,

le ore in corsa non finiscono,

l’albero non ha speranza per i rami!

Ah! i rami non hanno forza per reggere foglie, foglie pesanti.

Pace, pace ma scende ancora il fulmine.

Dormi, dormi ma io sento ancora rumore.

Tak… Tak… suona quel monte, Bum … Bum… riprende l’altro.

Voglio un sonno silenzioso.

Cado nella nube? Dormo nella luce, più splendida di qua!

Nell’umida sera parlava mia madre,

mio padre arriva con il sole bruciante.

Quel giorno il dolore riposa!

 

Una striscia di rosa persa in aria, vola. Portami con te!

I lampi non smettono, sotto terra si rimarrà vivi?

Allora no!

Sopra caprone, sotto verme umido. Il sapore qual è?

Piango, escono solo lacrime.